Centometrista o maratoneta?  La vita non è una corsa

Centometrista o maratoneta? La vita non è una corsa

by donO
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Ciao ragazzi!

Vi avviso subito: il post di oggi – più degli altri – nasce dal cuore.

In questi mesi vi ho osservati, ascoltati, ho dialogato con alcuni di voi, ho pianto per gli eccessi di qualcuno, ho gioito per i successi di altri, … ma una cosa mi ha fatto tanto riflettere e mi ha anche spinto a scrivere:

forse stiamo correndo troppo.

Una sera di clausura (causa acciacchi post-Covid) guardavo la tv e in una scena di un film è passato questo dialogo:

– Hai paura?
– No, non ho paura.
– E allora?

– In passato ho gestito tutto come uno scatto da centometrista anziché un maratoneta. Capisci? E ho bruciato tutto in fretta. Vorrei solo andare piano per non sciupare tutto.

Vi ritrovate?

L’altro giorno ho chiesto ai ragazzi della mia parrocchia di immaginarsi di fronte ad un albero di arance acerbe da cui voler a tutti i costi prendere un frutto per vedere com’è. Gli ho chiesto anche di immaginare di prenderlo e di aprirlo e di assaggiarlo. “Che sapore ha?”, gli ho chiesto. “È aspro”, mi ha risposto uno di loro. Poi ho continuato: “Allora adesso provate a rimetterlo a posto!”. … non si può, ormai

ha perso il suo contatto con la linfa vitale dell’albero.

Qualche volta nella vita pre(te)ndiamo tutto e subito, tutto senza ostacoli, tutto dovuto. È così che combiniamo i migliori macelli. Purtroppo.

Fermatevi un attimo a pensare. In che cosa “state accelerati”? Su cosa occorre rallentare perché sentiate l’ebbrezza di una vita vissuta in pienezza?

Domandatevi: Come sto curando le mie relazioni? Cosa rischio di bruciare?

Quando l’ormone mette a tacere il neurone non richiudetevi in voi stessi: «Hai paura di non essere accettato dagli altri, dubiti del tuo charme, della tua capacità d’impatto con gli altri e non ti fai avanti. E poi problemi di crescita, problemi di cuore… Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano. Coltivate gli interessi della pace, della giustizia, della solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente. Il mondo ha bisogno di giovani critici» (don Tonino Bello).

[Se nei paraggi di questo post ci fosse qualche genitore o educatore, consiglio un bel libro di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva: Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet – clicca sul titolo per acquistare].

Per esempio: quale custodia di voi stessi sui vostri post di Instagram?

Sicuri che sia davvero solo lì la vita reale? Una persona la conosci davvero attraverso questi canali o vedi solo quello che ti viene mostrato? Date un’occhiata all’inchiesta del Wall Street Journal sulla ricerca tenuta nascosta da Facebook.
Dove sono finiti tutti i chiaroscuri della nostra esistenza? In certe foto (con i filtri) c’è solo luce artificiale purtroppo …
Tu, invece, non ti preoccupare di luccicare: illumina!

E questa logica da maratoneta vale anche per un’altra grande esperienza che molti di voi vivono tutti i giorni: la scuola.

Quanti preparano le interrogazioni o i compiti in classe studiando solo il giorno precedente alla data fatale? La scuola, questa maratona che allena i giovani con lo studio a diventare i protagonisti del futuro loro e della società! Forza.
Ancora: vogliamo parlare dell’amicizia? Va coltivata, custodita, diffusa … create “network” tra le persone che vi fanno bene, che vi aiutano a crescere con pazienza, con amore, con tenera fermezza!
E quindi?

Non correte, ragazzi! Fermatevi un attimo, non abbiate paura di ascoltare qualche adulto di cui vi fidate, non bruciate tutto e subito. Apprezzate il recupero dell’eleganza delle parole e dei gesti, le delicate sfumature dei sentimenti e la ricchezza del vostro cuore. Non sciupate frutti che hanno solo bisogno di un po’ di tempo e di tanta cura da parte vostra per divenire autenticamente maturi.

Cari amici miei, oggi più che mai, vorrei sussurrarvi con tutto l’affetto di cui sono capace che la vita non assomiglia tanto ad una gara dei 100 metri – che, comunque, richiede mesi e/o anni di allenamento -, quanto piuttosto ad una maratona che vi auguro lunga, dove contano

la costante voglia di non mollare, la memoria nei momenti di sconforto di chi porti nel cuore, la resistenza alla fatica, l’avere presente la meta, il sapere di poter contare su chi lungo il percorso non ti farà mancare il suo sostegno e ti darà ciò che ti disseterà per recuperare le forze.

E magari alla fine di ogni giorno arriveremo stanchi … ma felici.

Mentre vi auguro di cuore tutto questo, voi #fateladifferenza.

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